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Ordinazioni diaconali di quattordici scolastici del Collegio Internazionale del Gesù

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Ordinazioni diaconali di quattordici scolastici del Collegio Internazionale del Gesù

Martedì 7 aprile 2026, presso la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore i seguenti quattordici giovani scolastici del Collegio Internazionale del Gesù hanno ricevuto l’ordinazione diaconale:

  • Benito Lelo Nudi, S.J. (Repubblica Democratica del Congo, Provincia ACE)
  • Carlos Enrique Morales Portocarrero, S.J. (Peru, Provincia PER)
  • Francis Xavier Tran Van Cuong, S.J. (Vietnam, Provincia VIE)  
  • Gabriel Owusu Adjei, S.J. (Ghana, Provincia ANW)
  • Gregorius Agung Satriyo Wibisono, S.J. (Indonesia, Provincia IDO)   
  • Guillaume Semugisha, S.J. (Burundi, Provincia RWB)  
  • Honoré Mbaya, S.J. (Repubblica Democratica del Congo, Provincia ACE)  
  • Jean Hervé Delphones, S.J. (Haiti, Provincia CAN)  
  • Jesús Manuel Roa Sánchez, S.J. (Messico, Provincia MEX)  
  • Martins Emeka Duru, S.J. (Nigeria, Provincia ANW)  
  • Nobert Rwodzi, S.J. (Zimbabwe, Provincia SAP)  
  • Pingal Lakra, S.J. (India, Provincia MAP)  
  • Taylor Quentin Fulkerson, S.J. (Stati Uniti, Provincia UMI)  
  • Vicky Lal, S.J. (India, Provincia PAT)

L’Eucaristia, presieduta dal Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, univa solennità e vicinanza. Nel suo volto si leggeva un’attenzione paterna e un affetto sincero verso ciascun giovane che ha ricevuto l’ordinazione. Accanto al Cardinale, i concelebranti, tra cui P. Arturo Sosa Abascal, S.J., Preposito Generale della Compagnia di Gesù, e P. Johan Verschueren, S.J., Delegato DIR. Attorno a loro, le famiglie vivevano intensamente ogni momento: tra sorrisi luminosi e lacrime trattenute, si componeva un quadro di emozione condivisa, in cui gioia, gratitudine e preghiera si intrecciavano in modo naturale.

Nell’omelia, il Cardinale ha evocato con particolare intensità l’incontro personale avuto con ciascun ordinando, ricordando il loro cammino di preparazione e il desiderio sincero di servire con cuore aperto. Ha fatto anche riferimento alla propria esperienza, confidando come, nel suo percorso, sia stato decisivo l’incontro con Dio vissuto tanto davanti alla lavagna quanto davanti al tabernacolo, unendo così studio e preghiera in un’unica ricerca di verità. Con voce calda e avvolgente, ha poi richiamato il messaggio di Sant’Ignazio di Loyola, invitando i nuovi diaconi a portare avanti la loro vocazione con dedizione, entusiasmo e umiltà, facendo della vita un’offerta concreta al servizio della Chiesa e degli uomini. Le sue parole, radicate nell’esperienza e nel tempo pasquale, richiamavano con forza lo stile stesso di Cristo, un modo di amare che si fa servizio e dono, fino a diventare vita vissuta, esempio concreto per gli altri.

I riti dell’ordinazione si sono susseguiti con una forza semplice e profonda, lasciando che fossero i gesti a raccontare ciò che stava accadendo. Nella chiamata per nome, ciascuno si è alzato, dicendo il proprio “eccomi”, parola di disponibilità e di affidamento a una chiamata che precede e sostiene; nell’imposizione delle mani, silenziosa e solenne, si è percepita la continuità di una tradizione viva, in cui ciò che è stato ricevuto prende forma e si trasmette, di vita in vita. Rivestiti dai padrini con la stola e la dalmatica, i nuovi diaconi hanno assunto visibilmente il segno del servizio, discreto e concreto. Nella consegna del libro dei Vangeli, quella Parola è stata affidata alle loro mani perché diventasse vita, prima ancora che annuncio, come un invito a vivere ciò che Cristo ha fatto, facendone criterio e stile del proprio ministero. Infine, nell’abbraccio di pace, il Cardinale e gli altri diaconi li hanno accolti con semplicità e fraternità, inserendoli visibilmente nell’ordine diaconale e nella sua comunione di servizio.

Al termine della celebrazione, il diacono Gregorius Agung Satriyo Wibisono, S.J., a nome di tutti gli ordinati, ha offerto una breve testimonianza che ha raccolto il senso del cammino condiviso: «Abbiamo scelto un versetto del Vangelo che rappresenta bene il nostro cammino come gruppo: “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15). Proveniamo da dodici paesi diversi, con culture e storie differenti, ma siamo qui perché abbiamo ascoltato la stessa chiamata del Signore. Nel gesto della lavanda dei piedi riconosciamo il cuore del nostro ministero: servire e donare la vita per annunciare il Vangelo. Desideriamo annunciare la Buona Notizia attraverso il servizio: una proposta esigente in un mondo che spesso si allontana dalla logica del servire e che continua a essere ferito dalle guerre, ma possibile con l’aiuto e la grazia di Dio».