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Una giornata all’insegna della fratellanza e della gratitudine: gita comunitaria alla Certosa di Trisulti

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In una luminosa mattina di primavera, il 30 maggio, i membri della comunità della Curia Generalizia della Compagnia di Gesù e della Residenza di Canisio hanno messo da parte i ritmi del lavoro quotidiano per ritrovarsi in una giornata di gioia condivisa, preghiera e fraternità. La loro destinazione era l’antica e suggestiva Certosa di Trisulti, un monastero certosino secolare immerso nelle colline del Lazio, nei pressi di Collepardo, a circa due ore a sud-est di Roma.

Un viaggio nel silenzio e nella storia

Fondata nel 1204, la Certosa di Trisulti custodisce tra le sue mura oltre otto secoli di vita monastica, contemplazione e sapienza artigianale. Per i gesuiti, abituati al dinamismo del lavoro apostolico nel cuore della frenetica capitale, la visita ha rappresentato un’occasione preziosa per immergersi in un’atmosfera di pace, silenzio e raccoglimento.

La comunità ha visitato gli straordinari ambienti del monastero: l’antica farmacia decorata, le sale affrescate e la chiesa di San Bartolomeo. Accompagnati da un monaco certosino lungo il percorso attraverso quegli spazi carichi di storia, molti si sono soffermati in silenziosa ammirazione davanti alle cappelle ornate da dipinti barocchi e agli affreschi secolari. Altri si sono trattenuti nel giardino del chiostro, dove gli unici suoni erano il canto degli uccelli e il lontano mormorio di un ruscello di montagna.

Eppure, il cuore di quella giornata non apparteneva alle mura di pietra né ai soffitti affrescati, ma a un uomo e alla vocazione che aveva scelto di abbracciare. L’evento è stato impreziosito da una speciale celebrazione eucaristica in occasione del 50° anniversario di appartenenza di Padre Ramón Prudencio S.Toledo, S.J., alla Compagnia di Gesù: cinquant’anni di vita ignaziana dedicati al servizio, alla preghiera e alla missione.

La Santa Messa, celebrata nella piccola cappella della Certosa, è stata un’occasione di profonda gratitudine. Circondato dai confratelli gesuiti delle due comunità, Padre Toledo ha reso grazie per il dono di una vocazione vissuta fedelmente nel servizio, nella preghiera e nella missione della Compagnia di Gesù.

I doni della comunità

Dopo la celebrazione, il gruppo ha condiviso un pranzo festoso, durante il quale le conversazioni sono scorse con naturalezza tra lingue, generazioni e diversi ambiti di ministero. Giornate come questa, lontane da scrivanie e documenti, non rappresentano una pausa dalla vita gesuita: ne costituiscono piuttosto un’espressione autentica.

Come Papa Francesco ha spesso ricordato ai gesuiti: «La vita comunitaria non è un peso, è una grazia. Non siamo stati chiamati a camminare da soli». Quella grazia è stata percepibile durante l’intera giornata.

Anche Sant’Ignazio di Loyola aveva compreso che i legami che si formano tra compagni di missione possiedono una profonda dimensione apostolica. Come scriveva: «La Compagnia non è costruita su edifici o strutture, ma su persone che si amano nel Signore».

Il rientro a Roma è giunto fin troppo presto, come accade spesso al termine delle esperienze più belle e significative. Tuttavia, i gesuiti della Curia e della Residenza di Canisio hanno riportato con sé ben più di un semplice ricordo. Tra le antiche pietre della Certosa, nella condivisione fraterna e nella testimonianza di cinquant’anni di fedeltà alla chiamata del Signore, hanno ritrovato quella serena e profonda forza interiore che rinnova il senso della vocazione e conferma, ancora una volta, la scelta di continuare a camminare insieme al servizio di Dio e della sua missione.