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Caso Rupnik: I gesuiti invitano chiunque abbia subito abusi a contattarli

Notizie

Dichiarazione di P. Johan Verschueren SJ, Delegato del Padre Generale Arturo Sosa SJ e Superiore Maggiore per Case e Opere Internazionali di Roma (DIR)

L’attenzione dell’ultima settimana si è concentrata su due indagini riguardanti il ministero di p. Marko Rupnik. Una riguardante il sacramento della riconciliazione di una complice contro il sesto comandamento e un’altra riguardante il comprtamento di p. Rupnik nel contesto della sua relazione con le suore della comunità Loyola nel periodo precedente al 1993. Le informazioni condivise in questi giorni hanno suscitato molte domande. Nella speranza di fare un po’ di chiarezza, riporto sotto una cronologia degli eventi relativi alle due indagini.

La mia principale preoccupazione è per coloro che hanno sofferto; ecco perché invito caldamente chiunque desideri presentare un nuovo reclamo o discutere reclami già presentati a contattarci. Vi assicuro che sarete ascoltati con comprensione ed empatia. Già da qualche mese abbiamo creato un team di persone, donne e uomini, con diverse competenze in varie discipline, per affrontare queste situazioni. Sono disponibili ad ascoltare, sostenere e aiutare. Per contattare questo servizio si può inviare una mail a [email protected] nella lingua preferita tra inglese, sloveno, francese, italiano, spagnolo, olandese e tedesco (vedere più in basso la spiegazione su come funziona il sistema di risposta della DIR alle denunce di vittime e sopravvissuti ad abusi).

Ribadisco quanto detto dal Padre Generale lo scorso mercoledì 14 dicembre:

“Il caso in relazione a P. Marko Rupnik è un buon esempio del molto che dobbiamo ancora imparare, soprattutto sulla sofferenza delle persone. Questo caso, come altri, ci riempie di stupore e di dolore, ci porta a comprendere e a sintonizzarci con la sofferenza delle persone coinvolte nell’una o l’altra forma. Ci pone davanti alla sfida di rispettare questo dolore nel medesimo tempo in cui si avviano, scrupolosamente, i procedimenti esigiti dalle leggi civili o canoniche e si comunica in una forma che non nasconde i fatti, mentre, illuminati dal Vangelo e da altre esperienze umane, si aprono cammini verso la guarigione delle ferite prodotte.”

Concludo assicurandovi che la Compagnia di Gesù, come richiesto dalla Congregazione Generale 36, vuole creare una cultura di safeguarding, della protezione e della cura. Ci proponiamo di promuovere i modi migliori per esercitare il nostro ministero. Cerchiamo di escludere che qualcuno corra il rischio di venire danneggiato o ferito, o di soffrire all’interno dell’esercizio dei nostri ministeri.

Johan Verschueren SJ
Delegato del Superiore Generale per Case e Opere Internazionali di Roma